L'ARTE COME SINTESI MAGICA

"Ricordatevi che le cose più belle del mondo sono le più inutili: i pavoni ed i gigli, per esempio".

John Ruskin

   

Quando ho iniziato a pensare a cosa scrivere per il nuovo articolo di questo mese ho vagliato una serie di possibilità. In principio ho avuto il blocco dello scrittore che però, a dire la verità, è durato davvero poco. Poi dal vuoto totale all’illuminazione, come se quegli istanti di vuoto fossero equivalsi a decenni di meditazione. Perché non parlare di arte? Ma non di arte in generale. Ho pensato di rendere le cose più interessanti rivolgendo tutti i miei sforzi su una questione che mi affascina: l’origine dell’impulso creativo.

Che cosa indusse gli uomini e le donne a voler prendere in mano uno strumento musicale, della creta, un pennello, della stoffa, delle lamine di metallo per dar vita a qualcosa di nuovo, magari di rivoluzionario? Cos’è che spinse pittori, scultori, musicisti (ecc.) verso l’arte quando ancora non erano diventati artisti? Il guadagno? Il successo? Il desiderio di restare nella storia? Anche. Ma la domanda che io rivolgo a me stessa e anche a voi tutti richiede un maggiore sforzo di immaginazione e di riflessione. Da cosa scaturisce la vocazione artistica, al di là della necessità di sopravvivere? Perché alcune persone si sentono vive quando fanno arte? Non esiste una risposta giusta in assoluto ma solo differenti teorie e correnti di pensiero.

 

Numerosi filosofi, soprattutto esteti, nonché psicoanalisti, psichiatri e antropologi hanno cercato di dare una risposta a tale quesito: ognuno di loro ha riportato visioni differenti, alcune delle quali assai contrastanti, altre invece frutto della rielaborazione di quanto affermato dai colleghi precedenti. A mio avviso risulta molto interessante la teoria di Sigmund Freud (datata e revisionata ma che non perde la sua attrattiva), secondo il quale il creativo è una persona frustrata, che cerca quindi di trovare gratificazione e appagamento nell’arte. Tale fenomeno prende il nome di sublimazione e implica la trasformazione, ossia il passaggio da uno stato “basso” ad uno stato “alto”. Un altro argomento approfondito da Freud è quello della catarsi (purificazione): tale concetto è alla base dell’arteterapia, disciplina psicologica che ha preso piede negli ultimi decenni. La catarsi condurrebbe il paziente affetto non solo da qualche malattia mentale ma anche da patologia fisiologica a trasformare il proprio disagio in arte, permettendo così la liberazione e la rielaborazione di uno stato inconscio, finalmente divenuto conscio grazie al mezzo artistico.

 

Le ricerche psicoanalitiche sull’arte vennero portate avanti soprattutto da Carl Gustav Jung, celebre per gli studi sui sogni e sull’inconscio collettivo. Secondo Jung l’impulso a fare arte è, in parte, un impulso inconscio, che fa credere all’uomo di creare liberamente; l’essere umano però attinge da un bagaglio che forse nemmeno sa di avere che è quello dell’inconscio collettivo. Ogni immagine che egli rappresenta sulla tela, ogni danza che crea, ogni spartito che scrive deriva da archetipi comuni all’umanità, inalterati nei millenni. Il mito, ad esempio, è in parte figlio degli archetipi (la morte, il tradimento, la nascita, l’incesto, la trasformazione, l’amore, ecc.). Questo concetto è assai importante per comprendere l’universalità dell’arte ma soprattutto per rendersi conto di quanto ciascuno di noi abbia intimamente bisogno di fare arte. La creazione artistica infatti non è altro che una forma di comunicazione che si può basare anche su necessità inconsce. Ed ecco perché la Notte Stellata di Van Gogh, la Polacca di Chopin, una fotografia di Bresson, il film Partie de campagne di Jean Renoir o qualsiasi altra creazione di qualsivoglia autore, regista, poeta, compositore, pittore (ecc.) - non per forza classico ma anche moderno o contemporaneo - suscitano in noi delle emozioni, smuovendo forze arcane. Questo è il grande potere dell’arte: essere un linguaggio comune a tutti, che connette l’umanità; attraverso esso non esprimo solo qualcosa di me stesso ma qualcosa che ciascuno di noi ha provato o proverà almeno una volta nella sua esistenza. Da qui nasce il secondo potere dell’arte, ossia quello di far sentire meno soli uomini e donne, consapevoli del fatto che ciò che sto provando io in questo momento della mia vita, lo ha provato anche qualcun altro in passato.

 

Ecco dunque perché “sintesi magica”, prendendo in prestito un termine coniato dallo psichiatra Silvano Arieti; in realtà l’arte ha ben poco di magico in quanto non bisogna necessariamente essere dei geni schizofrenici per creare un’opera artistica. Ed è proprio su questo concetto che si basa la teoria di Arieti, il quale a sua volta guardò a Freud e a Jung e da essi attinse: la magia dell’arte è in ciascuno di noi - seppur forse non diventeremo mai grandi artisti - frutto sì di forze inconsce (perché è dall’inconscio che nasce la volontà di “fare arte”), ma soprattutto di tecnica, esperienza, perseveranza, errori e un pizzico di anticonformismo. Ognuno di noi è un portatore sano di arte, capace di creare qualcosa dall’apparente nulla.

 

Consapevoli di tutto ciò, quando vi troverete davanti ad un’opera artistica, forse da questo momento in avanti inizierete a vederla con occhi diversi e – perché no! – proverete a diventare voi stessi artisti, seppur solo per sperimentare qualcosa di diverso, ciascuno a seconda delle proprie capacità.

 

 

Bibliografia e approfondimenti:

 

http://www.pangea.news/jung-libro-rosso/ 

https://nuovoeutile.it/creativita-quotidiana/ 

https://www.prepos.com/archetipi-e-inconscio-collettivo/ 

https://www.ilsuperuovo.it/la-catarsi-dietro-un-gamepad-aristotele-avrebbe-pensato-ai-videogiochi-come-purificazione/ 

https://www.psicolinea.it/la-catarsi-ed-il-metodo-catartico/ 

http://centrostudipsicologiaeletteratura.org/2014/01/il-salto-nel-mondo-la-creativita-nel-pensiero-di-aldo-carotenuto/ 

 

 

 

VERCELLI GIOVANI

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